Di seguito una interessante riflessione sulle sfumature di verde dell'auto elettrica, fatta da Roberto Iasoni, sul Corriere della Sera di oggi a pag. 27.
L'auto elettrica è davvero a «emissioni zero»? —
L'auto elettrica sarà anche verde, ma è un verde sporco. Mentre quella
tradizionale, con il motore a benzina o a gasolio, è più pulita. A lanciare
l'accusa è il Wall Street Journal. Niente di più falso della retorica eco-chic
dell'auto a «emissione zero». Che si tratti della Fisker Karma da 100 mila
dollari (circa 77 mila euro) dell'attore Leonardo Di Caprio o di una più
popolare — si fa per dire — Nissan Leaf (in Italia 29.950 euro con gli
incentivi, che scatteranno il 14 marzo; negli Usa 28 mila dollari, circa 21.500
euro), secondo l'autore dell'articolo, Bjorn Lomborg, scienziato e
«ambientalista scettico» (autodefinizione messa come titolo a un libro del
2001), l'auto elettrica sarebbe un pessimo affare.
Lomborg non è certo sceso in campo contro un fenomeno di
massa: l'anno scorso negli Usa sono state immatricolate 50 mila auto con la
spina, su 14 milioni e mezzo di veicoli venduti. Il mercato non è neppure «di
nicchia». Il gruppo Renault-Nissan ha venduto nel mondo il maggior numero di
auto a batteria: 68 mila nell'ultimo biennio. Ma sono quelli che nel 2011
vagheggiavano un milione e mezzo di veicoli elettrici su strada. Il caso
italiano è addirittura invisibile: meno di 500 auto nel 2012, quasi tutte nelle
flotte (quelle acquistate da clienti privati sono una trentina...).
Eppure Lomborg va giù duro. La demolizione si concentra
sulla CO2. «Emissioni zero»? Balle. Perché per produrli l'anidride carbonica
sviluppata è imponente e supera di molto (a causa delle batterie al litio)
quella delle auto tradizionali. «L'elettrica non è ancora uscita dalla fabbrica
— è la sintesi — che ha già emesso 14 mila kg di CO2, più del doppio rispetto
alle altre».
Lomborg ha fatto i suoi conti: nel ciclo di vita (calcolato
in 80.500 km), l'auto elettrica emette 8,7 tonnellate di CO2 in meno rispetto
alla «cugina» convenzionale. Ora, posto che ogni tonnellata di anidride
carbonica provoca un danno sociale quantificato in 5 dollari, meno di 4 euro,
il risparmio ottenuto con i veicoli a batteria risulta di 44 dollari (34 euro)
a veicolo. «Un pessimo affare anche per il contribuente — conclude il WSG — se
si considera l'incentivo di 7.500 dollari concesso dallo Stato americano».
«La solita storia della CO2», risponde per il «partito»
dell'auto elettrica l'ingegner Pietro Menga, presidente del Cives, la
Commissione italiana veicoli elettrici. I dati di Lomborg, per Menga, tengono
conto della realtà Usa: «Dove il mix di fonti da cui si ricava l'energia
elettrica — spiega l'ingegnere — è pesantemente condizionato dal carbone. In
Italia il mix è più pulito: il carbone incide per il 13 per cento, mentre le
fonti rinnovabili, solare, eolico e geotermico, sono il 32». Così «in 1 km
l'auto elettrica emette alla fonte, cioè al camino delle centrali, 60/70 grammi
di CO2, contro i quasi 200 delle auto a combustione interna». In linea con la
media europea. Un vantaggio, rispetto allo scenario Usa, certificato da uno
studio del Politecnico norvegese apparso a fine 2012: «Il mix energetico
europeo consente una riduzione del contributo all'effetto serra fra il 10 e il
24 per cento rispetto ai veicoli tradizionali».
Senza contare, prosegue Menga, che ridurre tutto alla CO2 è
un errore: «L'anidride carbonica provoca l'effetto serra, d'accordo, ma non è
un inquinante — tiene a precisare —. Infatti le città vengono chiuse per la
concentrazione di polveri sottili, monossido di carbonio e ossidi di azoto.
Tutti veleni che l'auto elettrica, non avendo un tubo di scarico, non può
soffiare nell'aria».
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