mercoledì 28 novembre 2012

Immagina un mondo in cui....



Tutti in coda, praticamente fermi !

Immaginate invece un mondo in cui ....

I veicoli di tutti i tipi sono in grado di percepire e comunicare gli eventi e i pericoli che accadono intorno a loro. I viaggiatori, i responsabili del traffico delle persone e delle merci, sono al corrente in tempo reale di come si sta comportando l'intero sistema della mobilità.

I viaggiatori hanno informazioni complete e precise sulle opzioni di viaggio e sui tempi di percorrenza e di transito.I viaggiatori vengono informati su itinerari, orari, costi di viaggio, tempi di viaggio, costi di parcheggio. C'è la conoscenza completa dello stato e della situazione in cui si trovano tutti i mezzi e le aree di scambio. I veicoli sono in grado di interagire con le informazioni ed i segnali stradali per aiutare le persone a guidare in modo più efficiente. Mobilità individuale, collettiva, privata e pubblica dialogano per ottimizzare il trasporto.

Tutto questo non è fantascienza. Know-how e tecnologie sono già disponibili. Manca solo la volontà politica per avviare questo processo.
Occorre rompere gli indugi, accelerare sulla strada del "Trasporto Intelligente" per recuperare il piacere della mobilità fisica in parallelo a quella virtuale sulle autostrade del web.

martedì 27 novembre 2012

Ricetta Ford : max flessibilità produttiva

Una strada per essere competitivi su tutti i mercati è quella di attuare una riduzione dei costi di produzione su scala mondiale. Ford con la completa ristrutturazione del suo impianto nel Michigan ha inaugurato la sua "One manufacturing" strategy, un modello di produzione, che adotterà su scala mondiale, in grado di adeguare velocemente la produzione alla domanda, massimizzando la flessibilità  operativa.
Nei primi anni 90, visitando uno stabilimento di produzione Toyota, a Nagoya, rimasi incredulo davanti ad una linea di produzione nella quale si alternavano indistintamente vetture e modelli, diversi tra loro. Tutto scorreva lineare. Tutti i componenti affluivano  puntualmente, e rispondevano esattamente a quanto richiesto in quello stadio di assemblaggio, per quel modello! Non avevo mai visto linee di produzione di quel genere e in quel momento capii, sul posto, cos'era il just in time ed il kanban ! Un modello di produrre che ha fatto scuola. Ora con lo stabilimento del Michigan, Ford ha fatto un altro salto in avanti. "In futuro, a livello globale, avremo fabbriche che produrranno piattaforme diverse, con diversi tipi di carrozzeria, che potranno ospitare sistemi di trazione diversi" ha affermato Jim Tetreault, direttore di questo impianto nord americano. Sulla base di quanto riferito dall'azienda, attualmente questa è la sola fabbrica al mondo a produrre sulla stessa linea di montaggio, vetture a benzina, ibride, ibride plug-in ed elettriche. 
Si tratta di una scelta di grande portata strategica perché consente di disporre di una flessibilità unica nel suo genere: capace non solo di sfornare 5 tipi diversi di carrozzerie, con due tipi di piattaforme, ma di includere come appena accennato anche la possibilità di scegliere tra soluzioni a trazione ibrida e completamente elettrica. Una strada questa completamente diversa da quella adottata da General Motors e da Nissan che hanno creato invece piattaforme e linee dedicate per la Volt e la Leaf. Una scelta questa che,  all'inizio dell'anno, ha indotto GM a fermare la produzione della Volt a seguito di un andamento delle vendite poco incoraggiante.
"Si sono trovati con un eccesso di produzione" - ha detto Tetreault, al riguardo dei concorrenti, aggiungendo - "Con una flessibilità produttiva come quella che abbiamo invece messo in atto noi, questa è una situazione che non ci tocca più".
Ford ha inoltre messo in atto una serie di altre misure che le hanno consentito di tagliare anche i costi di sviluppo prodotto del 20% : ha trasferito al suo interno la progettazione e la produzione di componenti correlati con l'elettrificazione, ha avviato la produzione di trasmissioni ibride nello stabilimento dedicato alle trasmissioni, Van Dyke , mentre nello stabilimento di Rawsonville effettua ora l'assemblaggio dei "pacchi-batteria". 
Un percorso questo che potrebbe fare la differenza, per rispondere all'evoluzione delle nuove tecnologie senza diventare prigionieri delle stesse e senza incorrere nel rischio di "ammazzare" prematuramente dei progetti ad elevato potenziale solo per una loro più lenta affermazione sul mercato. Ford ritiene che nel giro di tre anni la maggiore flessibilità dei suoi impianti porterà a raggiungere una media di 4,5 modelli prodotti, contro i 3,6 attuali. Un obiettivo forse ambizioso, ma certamente necessario per affrontare la sfida del mercato mondiale già all'orizzonte.




lunedì 26 novembre 2012

Evoque : il bello oltre la crisi

Design e produzione inglese, CEO tedesco e proprietà indiana, hanno dato vita ad un global-mix capace di ridare lustro a due gloriosi marchi inglesi che si erano palesemente appannati : Land Rover e Jaguar. La Vision e la Strategia sono di Ratan Tata, uno degli industriali indiani di primo piano, con una grande passione per l’auto. Dopo averli rilevati da Ford nel giugno 2008 per 2,3 miliardi di dollari, ha avviato la ristrutturazione dei centri di produzione e puntato su nuovi prodotti caratterizzati da un design di grande appeal. Ed ecco l'Evoque ! Un prodotto dalle linee magiche, che Mr. Tata ha voluto ricco di fascino, per farlo diventare l'interprete naturale dell’inconfondibile “DNA” di  Britannica origine. Nasce nel Centro Stile Inglese di Gaydon nel Warwickshire, sotto l'abile guida di Gerry McGovern. Da subito conquista il “cuore” dei consumatori, imponendosi sul mercato, in controtendenza con l’andamento generale  di sofferenza dell'automotive europeo, ed in particolare di quello italiano. Evoque è un caso da manuale! Un classico "instant success". Presentata come concept design, con la sigla LRX, al Salone dell’auto di Detroit nel 2008 è stata subito un “colpo di fulmine” che ha folgorato tutti al punto da convincere il management a trasferirla rapidamente sulle linee della produzione di serie. Un’operazione avvenuta lasciando quasi immutate le linee del concept design di partenza, una cosa che accade veramente di rado! Sul mercato Italiano arriva a settembre 2011, quando la crisi economica mostra già tutti i suoi segni. Di mese in mese la crisi economica  si impadronisce dei mercati europei e morde duramente l’Italia, investendo in pieno il settore auto e la sua filiera. Nel 2012 il mercato nostrano subisce inoltre un attacco fiscale senza precedenti, fino ad arrivare all'introduzione di una “super tassa” per i segmenti Premium&Luxury; una mossa questa rivelatasi nei fatti  un autogol per le casse dello Stato, a seguito del tracollo delle vendite dei modelli "alto di gamma", sull’onda della crescente pressione fiscale, messa in atto. Anche tra coloro che, di fatto, sono meno esposti agli effetti della crisi, prevale l'approccio più razionale : taglio di quelle spese che possono portare a cadere nelle maglie di una cieca e populistica politica fiscale. In questo scenario fa eccezione l'Evoque. In completa controtendenza con l'andamento generale del mercato, le vendite continuano ad andare a gonfie vele ed il  portafoglio ordini, non mostra cedimenti. Qual è la chiave di questo successo? La mia risposta è semplice : il design. Un vecchio detto recita : “se un’auto è bella, sarà in ogni caso un successo!”. Forse banale, ma l’Evoque  sembra ancora una volta confermarlo! Il bello fa sognare, fa innamorare, emoziona, fa andare oltre il razionale. Chi può spendere, spende se trova una risposta adeguata al suo bisogno di gratificazione, se percepisce di entrare in una dimensione di piacere : l'estetica consente di andare oltre, di superare le barriere costruite dalla razionalità. Un meccanismo che ha una ricaduta non trascurabile per tutti, dato che il successo delle vendite di un prodotto contribuisce non solo a mantenere in vita fabbriche ma anche a creare nuovi posti di lavoro. Proprio la scorsa estate, per soddisfare la richiesta della sopracitata Range Rover Evoque, lo stabilimento nei pressi di Liverpool, in Inghilterra, è passato a lavorare su 24 ore,  aggiungendo 1000 nuovi posti  di lavoro.
Linee cariche di personalità, di distinzione, di DNA e blasone autenticamente Inglese, hanno generato un veicolo unico: non del tutto SUV e non del tutto semplice auto. Un mix che ha attirato clienti della fascia premium di station wagon e suv di importanti marchi tedeschi : a fronte di un calo del mercato Italia, nei primi 10 mesi , di quasi un 20%, Land Rover, grazie al successo dell’Evoque e alla sua conquista di nuovi clienti, ha messo a segno un + 40 %, confermando un passo di crescita straordinario!
L'estetica come un possibile antidoto? Pare che funzioni.
Passate parola.


P.S. 
Da Wikipedia: La parola "aestetica" ha origine dalla parola greca  ασθησις che significa "sensazione", e dal  verbo ασθάνομαι, che significa "percepire attraverso la mediazione dei sensi" 

giovedì 8 novembre 2012

Mobilità Sostenibile e le Ore Sprecate nel Traffico

Dato per scontato che il raggiungimento di una condizione di reale sostenibilità della mobilità sia un obiettivo irrinunciabile, ritengo che, mettere al centro del problema la sola componente energetica, sia un'operazione mistificatoria che non  aiuti il vero cambiamento e che danneggi, in parte, l'immagine delle stesse case auto.
Queste, infatti, comunicano sulla loro solita frequenza, mentre il consumatore nel frattempo si è sintonizzato anche su altre lunghezze d'onda : ascolta, confronta, valuta e sceglie con una logica  "reticolare". E' il caso di "fiere e manifestazioni"  in cui tutti i costruttori professano la loro fede "green", chi con l'ibrido, chi con l'elettrico puro, chi con il GPL, chi con il metano e chi con il diesel "pulito". Tutti con l'obiettivo, assolutamente non disdicevole, di promuovere vendite oggi sempre più difficili da acquisire, nella più classica delle tecniche commerciali!
Ho l'impressione che si stia guardando al futuro dell'auto con lo sguardo fisso sul retrovisore.
Ricerche in corso in questo ambito, stanno evidenziando che la sensibilità dell'utente sa cogliere sempre di più le distonie proprie di questo approccio e tende a punirle.
Serve invece un approccio olistico, una visione d'insieme dell'automotive. Capire cioè, qual è  oggi  la vera funzione dell'auto e dare indicazioni concrete che vadano in questa direzione. Il suo ruolo non è più quello del '900, sotto molteplici punti di vista; pensare all'auto chiedendole solo di essere più verde, ritengo sia una visione miope e che non porti molto lontano.
Uno studio, che trova concordi  differenti scuole di pensiero, delinea l'evoluzione delle soluzioni "di trazione" adottate dal parco auto, da oggi fino al 2050. Da questo studio emerge che  l'ibrido avrà una crescita stabile e che l'elettrico si avvierà ad affiancarlo intorno al 2025, quando sarà cominciato l'irreversibile declino del petrolio (vedi grafico). Si tratta di una tempistica che non lascia grandi spazi per voli pindarici e che non mostra segni di  possibili accelerazioni folgoranti in una direzione piuttosto che in un'altra.
Ora, se su questo versante energetico il quadro automotive sembra abbastanza ben delineato, il fronte dell'utilizzo dell'auto mostra, invece, uno scenario ancora tutto aperto e, questo sì, tutto da approfondire e da giocare.
Ad esempio, uno dei temi di grande dibattito è la congestione del traffico sia in città che nelle grandi arterie di collegamento. Inquinamento e  lunghe code sono spesso due facce della stessa medaglia. Negli Stati Uniti, si sprecano ogni anno 4,2 Miliardi di ore/ uomo nel traffico congestionato; l'impatto di tale spreco è evidente se si pensa, ad esempio, che la costruzione dell'Empire State Building ha richiesto 7 Milioni di ore/uomo e per il Canale di Panama sono serviti 20  Milioni di ore/uomo!
Analisi come queste hanno generato riflessioni e progetti sulla mobilità  di particolare interesse. La curiosità è che tra queste scopriamo che le più avanzate provengono da un mondo al di fuori dell'automotive ! Mi riferisco a Google, che ha studiato ed affrontato la mobilità con un approccio "digitale", ad ampio spettro. Anticipando, per certi aspetti, anche i tradizionali costruttori  auto, Google ha scelto di investire pesantemente sull'"Intelligent Trasportation", accelerando lo sviluppo di veicoli a "guida completamente automatica" privi cioè di pilota. Un sistema che se da un lato libera il conducente dalla necessità di guidare l'auto in coda per un periodo interminabile, dall'altro potrebbe avere la possibilità di snellire il traffico regolando la densità di auto per chilometro, una delle fonti del congestionamento, agendo sulla velocità di percorrenza dei singoli veicoli collegati in rete attraverso una piattaforma dedicata. Ruolo chiave in questo progetto lo ha Sebastian Thrun, esperto di intelligenza artificiale, cresciuto in casa Google. Lui e il suo team hanno già messo su strada una piccola flotta di veicoli in grado di  muoversi senza pilota. Equipaggiati con laser, videocamere e radar, sono capaci di portare i passeggeri in ogni dove, consentendo "all'ex pilota" di dedicarsi ad altro e di non sprecare tempo ed attenzione solo per tenere l'auto in coda.
Forse, da sola, non sarà una soluzione risolutiva,  ma certamente è un contributo tangibile ai problemi di mobilità; una proposta che ritengo sia più complessa dal punto di vista culturale che tecnologico.
E' certamente ora di osare e di mettere in campo soluzioni avanzate per dare risposte adeguate ad una domanda di mobilità che sta cambiando profondamente il rapporto uomo/macchina.