lunedì 4 maggio 2026

Due poltrone: il tempo che resta

Il comfort delle emozioni.

Gli oggetti non arredano solo gli spazi: arredano il tempo. Alcuni, più di altri, riescono a trattenere ciò che passa e a restituirlo intatto, ogni volta che li si incontra.

Queste due poltrone mi accompagnano da sempre. Da bambino ci saltavo sopra, sfidando un equilibrio che mia madre non approvava.
Stavano sulla destra di uno studio ampio e ordinato: il pianoforte mezza coda nero lucido a sinistra, una scrivania austera sul fondo, una libreria a tutta parete alle spalle. E loro, sempre lì.

venerdì 1 maggio 2026

Il pensiero in prestito: anatomia di un’epoca che non riflette

Avevo un professore che annotava frasi nei libri. Non per citarle, ma per usarle. Chiamava la singola frase “gnome” (sentenza/opinione) : sintesi di pensiero, strumento da tenere in tasca.

Non erano un punto di arrivo. Erano un innesco.

Oggi quelle stesse frasi circolano ovunque. Scorrono rapide, si condividono, si accumulano. Ma qualcosa è cambiato: non servono più a pensare. 

Servono a sostituire il pensiero.

L’aforisma, che nasce come forma alta di concentrazione, è diventato scorciatoia. Una risposta pronta, spendibile, replicabile. Non richiede elaborazione, non apre un percorso: lo chiude.

Appunti, non citazioni.
Così il linguaggio si riempie di formule già risolte. E il pensiero, lentamente, si ritrae.

Non è ignoranza. È delega.

Diffidate di chi comunica quasi esclusivamente per citazioni. Non perché le citazioni siano vuote, ma perché possono diventare alibi: un modo per evitare di esporsi, di articolare, di rischiare un’idea propria.

Una frase dovrebbe aprire. Non sostituire.

Il punto non è smettere di citare, ma tornare a usare le citazioni per quello che sono: strumenti. Non identità.

Perché il problema non è che abbiamo smesso di pensare. 

È che abbiamo iniziato a farlo con parole di altri.

venerdì 24 aprile 2026

Il sapere non si divide: contro la falsa guerra tra umanisti e scienziati

 

Da qualche tempo, nel dibattito pubblico italiano — anche grazie alle posizioni di economisti come Michele Boldrin e imprenditori come Alberto Forchielli — si è rafforzata una narrazione tanto efficace quanto, a ben vedere, fuorviante: quella che contrappone Scienze e Studi umanistici come se fossero alternative, e non parti di un unico sistema culturale.

È una narrazione seducente, perché semplice. Ma proprio per questo rischia di essere sbagliata.


Il punto di partenza è spesso pragmatico: il mercato del lavoro premia di più le competenze tecniche, dunque è lì che bisognerebbe orientare i giovani. Il ragionamento, preso isolatamente, non è privo di fondamento. Ma diventa problematico quando si trasforma in una gerarchia dei saperi, dove ciò che è immediatamente utile prevale su ciò che costruisce nel tempo capacità più profonde.

giovedì 23 aprile 2026

La nostalgia è una trappola. E perché dovremmo smetterla con i “noi che…”

«Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti.» — Erri De Luca-

È una frase che sento profondamente mia, da sempre. E, a dirla tutta, senza particolari meriti: mi è capitata in dote.

Non sono però così convinto che sia davvero un automatismo, come potrebbe sembrare. Anzi, nella mia esperienza accade spesso il contrario. Mi capita di imbattermi — negli altri, non in me — in una nostalgia che definirei “stagnante”: quella dei lunghi “noi che…”, dei racconti rivolti esclusivamente all’indietro, del desiderio, nemmeno troppo nascosto, di tornare a un tempo che semplicemente non esiste più.

domenica 14 luglio 2013

Seguire una rotta

"Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare"

"Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est."  (Seneca - da Lettere a Lucilio, lettera 71; 1975, pp. 458-459)

E' mestiere del vento alzare le vele. 
Ma noi possiamo scegliere il colore,
il loro verso, la gioia di resistere e che muove dell'albero maestro - fermo, con le radici nel bene della terra -
e che ci porta vivi in pochi amici, come dopo una guerra.(Alzare le vele di Silvia Bre)

“dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme."
Edgar Lee Masters - George Gray

Se si viaggia nel mare della vita senza avere una rotta e senza sapere con precisione dove stiamo andando, è molto probabile che a guidare e a travolgerci siano le correnti.

Fare delle scelte è fondamentale. Se non prendiamo decisioni sicuramente ci sarà qualcuno che le prenderà per noi, come dice A. Robbins: “Se non fai un piano della tua vita, preparati a rientrare nei piani che qualcun altro farà per te”.

Le decisioni "possono essere allenate" come un normale muscolo, sottolinea Norman V. Peal. Il “muscolo” delle decisioni quindi è bene allenarlo tutti i giorni e più decisioni intraprenderemo consciamente durante il giorno, tanto più ci renderemo conto che decidere poi non è cosi male, anzi, possiamo anche divertirci nel farlo, ma cosa fondamentale, non ci spaventerà più di tanto il fatto di avere una decisione importante da prendere, perché saremo diventati persone abituate a decidere, a prendere delle iniziative.

Non aspettare il momento opportuno: crealo! (George Bernard Shaw)

giovedì 30 maggio 2013

A Volvo il “Global Innovation Award” 2013



Il lavoro pionieristico di Volvo Car Group sulla protezione dei pedoni è stato premiato con il Global Innovation Award  2013 di NCAP (Global New Car Assessment Programme ).
In Europa, il  14 per cento dei morti per incidenti stradali sono pedoni  e negli Stati Uniti è il ​​12 per cento. In Cina questo dato sale fino al 25 per cento. Ridurre questi valori è una sfida globale e l’innovativa tecnologia di Volvo punta dritto proprio a questo.
"Lo scopo del primo airbag al mondo per i pedoni è di proteggere questi utenti della strada, particolarmente vulnerabili,  in determinate situazioni: quando subiscono un impatto contro il cofano e la zona intorno al parabrezza, proprio dove ci può essere un rischio di gravi ferite alla testa"  sottolinea Lotta Jakobsson, Senior Technical  Specialist  Safety di Volvo.
Dopo la presentazione del “Pedestrian Detection” nel 2010 , un sistema in grado di arrestare la vettura con una “frenata automatica” e di  evitare la collisione con un pedone,  fino alla velocità di 35 km/h,  al fine di attenuare le conseguenze di una collisione inevitabile con un pedone, Volvo ha dotato la sua V40, lanciata nel 2012, del primo “Pedestrian Airbag”, un airbag per proteggere i pedoni, investiti frontalmente. 
Sette sensori incorporati nella parte anteriore della vettura trasmettono segnali ad una unità di controllo. Quando la macchina viene a contatto con un oggetto, l'unità di controllo valuta i segnali e se registra una forma simile ad una gamba umana, provvede ad attivare l'airbag alla base del parabrezza, posizionato sotto il cofano. Durante la sequenza di gonfiamento, l'airbag solleva il cofano di dieci centimetri, lasciandolo in posizione sollevata.
Questa tecnologia ha consentito alla V40 di segnare il miglior punteggio mai registrato nella sua classe da Euro NCAP, raggiungendo l’88 % del punteggio totale.
"Diversi studi hanno documentato che i nostri sistemi di collisione portano ad una significativa riduzione degli incidenti nel traffico reale. Introducendo continuamente nuovi sistemi di prevenzione e protezione, noi continuiamo a perseguire  il nostro obiettivo che punta entro il 2020 a non avere nessun morto o ucciso in una nuova Volvo ", conclude Lotta Jakobsson.
Un obiettivo molto ambizioso ma che l’introduzione di innovazioni così efficaci può contribuire certamente a raggiungerlo.

giovedì 23 maggio 2013

In calo gli aiuti per i veicoli elettrici

Secondo l'indice "e-mobility" elaborato dalla Roland Berger Strategy Consultants, il sostegno dei governi per la mobilità elettrica è in calo in tutti i paesi esaminati, ad eccezione della Cina.


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L'indice relativo al primo trimestre  2013 (vedi figura)  mostra come le 7 nazioni  di maggiore rilevanza per il mondo automotive  abbiano  visto modificata  la loro posizione di competitività rispetto al 2012 .
L'indice mette a confronto lo sviluppo della mobilità elettrica in Germania, Francia, Italia, Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud, sulla base di tre parametri:  tecnologia, produzione e mercato.
Secondo l'ultimo Indice  e-mobility  elaborato dalla Roland Berger Strategy Consultants  e dalla Forschungsgesellschaft Kraftfahrwesen mbH Aachen(fka), per il 1 ° trimestre 2013, le previsioni di produzione in tutto il mondo per veicoli elettrici (EV) e i veicoli plug-in ibridi (PHEV) sono in declino, nonostante  siano stati ridotti i costi e la tecnologia abbia fatto significativi passi in avanti.  Come conseguenza diretta c’è stata la revisione , al ribasso,degli obiettivi che erano stati fatti a livello nazionale  della quota di veicoli elettrici ( xEVs, a batteria) nelle flotte aziendali.
Le previsioni per le vendite di veicoli in Cina, Stati Uniti e Giappone sono stati corretti al ribasso mentre la crescita in Francia è attribuibile soprattutto al successo di vendita del Renault Twizy.
Secondo il rapporto, tre sono ancora le grandi sfide da affrontare :
  1.  Finanziaria : i veicoli elettrici (xEVs)  sono poco interessanti per  i grandi costruttori.  I margini provenienti dalla vendita dei veicoli elettrici sono inferiori  rispetto a quelli dei veicoli  con propulsori convenzionali. Allo stesso tempo, per i clienti, il costo complessivo del possesso, nell’intero ciclo di vita, di un veicolo elettrico  o parzialmente elettrificato è ancora penalizzato rispetto ad uno con propulsione tradizionale.I costruttori hanno minori margini di profitto se vendono un plug-in veicolo ibrido (PHEV) rispetto  ad uno con un propulsore convenzionale. Se iI cliente beneficia di minori costi dovuti al risparmio sul consumo di carburante, i  costruttori invece non sono pienamente ricompensati del maggior costo di produzione. Finché  gli standard e gli obiettivi di  emissione di CO2  possono ancora essere soddisfatti con motori a combustione interna ottimizzati, l’industria non ha una concreta motivazione (salvo specifiche ragioni di marketing)  a immettere sul mercato un numero maggiore di veicoli elettrici rispetto a quanto politicamente richiesto.
  2. Sicurezza : la batteria è  l’elemento chiave della tecnologia.  A parte ogni considerazioni sul costo, il rapporto afferma che l’accettazione del veicolo elettrico da parte dei clienti dipende anche, in larga misura, dalla sicurezza  offerta dagli stessi. In questo contesto, i sistemi di accumulo di energia agli ioni di litio utilizzati nella maggior parte dei veicoli elettrici e Plug-in,  attualmente sul mercato, sono componenti ritenuti critici per la sicurezza. Per garantire la sicurezza di esercizio  sono state emanate leggi che hanno definito regole chiare per l'approvazione dei veicoli elettrici (per esempio la ECE-R 100). Da parte loro, i costruttori stanno utilizzando strutture di sicurezza più rigide per fornire la massima protezione passiva alle sollecitazioni meccaniche che potrebbero esercitarsi sui sistemi di batterie, nel caso di incidenti. Tuttavia, queste strutture aumentano il peso dei veicoli e quindi riducono  l’autonomia ed il raggio operativo del mezzo,  che sono fattori di estrema  importanza per i clienti.  Lo sviluppo di concetti di sicurezza innovativi per  il “sistema batterie” è un fattore chiave nello sviluppo dei veicoli elettrici in termini di maggiore sicurezza ed efficienza.
  3.  Infrastrutture :  sono un grande limite.  Il  rapporto sottolinea come non sia ancora stato affrontato adeguatamente  il fatto che la gente consideri l’autonomia di esercizio ancora troppo limitata . Poiché  sistemi capaci di risolvere adeguatamente questa questione non saranno disponibili fino a dopo il 2020, secondo l’analisi di Roland Berger, nel frattempo, il problema dell’autonomia  può che essere affrontato  solamente con la disponibilità di un’ampia infrastruttura di ricarica completa che disponga anche di opzioni di ricarica rapida.
In questo contesto, la Germania, la Francia, la Cina e la Corea del Sud hanno già indicato  il tipo di infrastrutture di ricarica ed il piano di attivazione prescelto. Tuttavia, in considerazione delle notevoli incertezze che gravano nello scenario economico-finanziario,  degli elevati investimenti iniziali  e dei lunghi periodi di ammortamento richiesti, non ci sono in questo momento , per gli investitori privati, modelli di business che rendano interessante entrare in questo mercato. Secondo il rapporto poi,  la Corea del Sud ed il Giappone hanno ancora una tecnologia dei veicoli più avanzata ma la Germania  nel frattempo ha migliorato significativamente il suo rapporto qualità-prezzo.