domenica 14 luglio 2013

Seguire una rotta

"Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare"

"Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est."  (Seneca - da Lettere a Lucilio, lettera 71; 1975, pp. 458-459)

E' mestiere del vento alzare le vele. 
Ma noi possiamo scegliere il colore,
il loro verso, la gioia di resistere e che muove dell'albero maestro - fermo, con le radici nel bene della terra -
e che ci porta vivi in pochi amici, come dopo una guerra.(Alzare le vele di Silvia Bre)

“dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme."
Edgar Lee Masters - George Gray

Se si viaggia nel mare della vita senza avere una rotta e senza sapere con precisione dove stiamo andando, è molto probabile che a guidare e a travolgerci siano le correnti.

Fare delle scelte è fondamentale. Se non prendiamo decisioni sicuramente ci sarà qualcuno che le prenderà per noi, come dice A. Robbins: “Se non fai un piano della tua vita, preparati a rientrare nei piani che qualcun altro farà per te”.

Le decisioni "possono essere allenate" come un normale muscolo, sottolinea Norman V. Peal. Il “muscolo” delle decisioni quindi è bene allenarlo tutti i giorni e più decisioni intraprenderemo consciamente durante il giorno, tanto più ci renderemo conto che decidere poi non è cosi male, anzi, possiamo anche divertirci nel farlo, ma cosa fondamentale, non ci spaventerà più di tanto il fatto di avere una decisione importante da prendere, perché saremo diventati persone abituate a decidere, a prendere delle iniziative.

Non aspettare il momento opportuno: crealo! (George Bernard Shaw)

giovedì 30 maggio 2013

A Volvo il “Global Innovation Award” 2013



Il lavoro pionieristico di Volvo Car Group sulla protezione dei pedoni è stato premiato con il Global Innovation Award  2013 di NCAP (Global New Car Assessment Programme ).
In Europa, il  14 per cento dei morti per incidenti stradali sono pedoni  e negli Stati Uniti è il ​​12 per cento. In Cina questo dato sale fino al 25 per cento. Ridurre questi valori è una sfida globale e l’innovativa tecnologia di Volvo punta dritto proprio a questo.
"Lo scopo del primo airbag al mondo per i pedoni è di proteggere questi utenti della strada, particolarmente vulnerabili,  in determinate situazioni: quando subiscono un impatto contro il cofano e la zona intorno al parabrezza, proprio dove ci può essere un rischio di gravi ferite alla testa"  sottolinea Lotta Jakobsson, Senior Technical  Specialist  Safety di Volvo.
Dopo la presentazione del “Pedestrian Detection” nel 2010 , un sistema in grado di arrestare la vettura con una “frenata automatica” e di  evitare la collisione con un pedone,  fino alla velocità di 35 km/h,  al fine di attenuare le conseguenze di una collisione inevitabile con un pedone, Volvo ha dotato la sua V40, lanciata nel 2012, del primo “Pedestrian Airbag”, un airbag per proteggere i pedoni, investiti frontalmente. 
Sette sensori incorporati nella parte anteriore della vettura trasmettono segnali ad una unità di controllo. Quando la macchina viene a contatto con un oggetto, l'unità di controllo valuta i segnali e se registra una forma simile ad una gamba umana, provvede ad attivare l'airbag alla base del parabrezza, posizionato sotto il cofano. Durante la sequenza di gonfiamento, l'airbag solleva il cofano di dieci centimetri, lasciandolo in posizione sollevata.
Questa tecnologia ha consentito alla V40 di segnare il miglior punteggio mai registrato nella sua classe da Euro NCAP, raggiungendo l’88 % del punteggio totale.
"Diversi studi hanno documentato che i nostri sistemi di collisione portano ad una significativa riduzione degli incidenti nel traffico reale. Introducendo continuamente nuovi sistemi di prevenzione e protezione, noi continuiamo a perseguire  il nostro obiettivo che punta entro il 2020 a non avere nessun morto o ucciso in una nuova Volvo ", conclude Lotta Jakobsson.
Un obiettivo molto ambizioso ma che l’introduzione di innovazioni così efficaci può contribuire certamente a raggiungerlo.

giovedì 23 maggio 2013

In calo gli aiuti per i veicoli elettrici

Secondo l'indice "e-mobility" elaborato dalla Roland Berger Strategy Consultants, il sostegno dei governi per la mobilità elettrica è in calo in tutti i paesi esaminati, ad eccezione della Cina.


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L'indice relativo al primo trimestre  2013 (vedi figura)  mostra come le 7 nazioni  di maggiore rilevanza per il mondo automotive  abbiano  visto modificata  la loro posizione di competitività rispetto al 2012 .
L'indice mette a confronto lo sviluppo della mobilità elettrica in Germania, Francia, Italia, Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud, sulla base di tre parametri:  tecnologia, produzione e mercato.
Secondo l'ultimo Indice  e-mobility  elaborato dalla Roland Berger Strategy Consultants  e dalla Forschungsgesellschaft Kraftfahrwesen mbH Aachen(fka), per il 1 ° trimestre 2013, le previsioni di produzione in tutto il mondo per veicoli elettrici (EV) e i veicoli plug-in ibridi (PHEV) sono in declino, nonostante  siano stati ridotti i costi e la tecnologia abbia fatto significativi passi in avanti.  Come conseguenza diretta c’è stata la revisione , al ribasso,degli obiettivi che erano stati fatti a livello nazionale  della quota di veicoli elettrici ( xEVs, a batteria) nelle flotte aziendali.
Le previsioni per le vendite di veicoli in Cina, Stati Uniti e Giappone sono stati corretti al ribasso mentre la crescita in Francia è attribuibile soprattutto al successo di vendita del Renault Twizy.
Secondo il rapporto, tre sono ancora le grandi sfide da affrontare :
  1.  Finanziaria : i veicoli elettrici (xEVs)  sono poco interessanti per  i grandi costruttori.  I margini provenienti dalla vendita dei veicoli elettrici sono inferiori  rispetto a quelli dei veicoli  con propulsori convenzionali. Allo stesso tempo, per i clienti, il costo complessivo del possesso, nell’intero ciclo di vita, di un veicolo elettrico  o parzialmente elettrificato è ancora penalizzato rispetto ad uno con propulsione tradizionale.I costruttori hanno minori margini di profitto se vendono un plug-in veicolo ibrido (PHEV) rispetto  ad uno con un propulsore convenzionale. Se iI cliente beneficia di minori costi dovuti al risparmio sul consumo di carburante, i  costruttori invece non sono pienamente ricompensati del maggior costo di produzione. Finché  gli standard e gli obiettivi di  emissione di CO2  possono ancora essere soddisfatti con motori a combustione interna ottimizzati, l’industria non ha una concreta motivazione (salvo specifiche ragioni di marketing)  a immettere sul mercato un numero maggiore di veicoli elettrici rispetto a quanto politicamente richiesto.
  2. Sicurezza : la batteria è  l’elemento chiave della tecnologia.  A parte ogni considerazioni sul costo, il rapporto afferma che l’accettazione del veicolo elettrico da parte dei clienti dipende anche, in larga misura, dalla sicurezza  offerta dagli stessi. In questo contesto, i sistemi di accumulo di energia agli ioni di litio utilizzati nella maggior parte dei veicoli elettrici e Plug-in,  attualmente sul mercato, sono componenti ritenuti critici per la sicurezza. Per garantire la sicurezza di esercizio  sono state emanate leggi che hanno definito regole chiare per l'approvazione dei veicoli elettrici (per esempio la ECE-R 100). Da parte loro, i costruttori stanno utilizzando strutture di sicurezza più rigide per fornire la massima protezione passiva alle sollecitazioni meccaniche che potrebbero esercitarsi sui sistemi di batterie, nel caso di incidenti. Tuttavia, queste strutture aumentano il peso dei veicoli e quindi riducono  l’autonomia ed il raggio operativo del mezzo,  che sono fattori di estrema  importanza per i clienti.  Lo sviluppo di concetti di sicurezza innovativi per  il “sistema batterie” è un fattore chiave nello sviluppo dei veicoli elettrici in termini di maggiore sicurezza ed efficienza.
  3.  Infrastrutture :  sono un grande limite.  Il  rapporto sottolinea come non sia ancora stato affrontato adeguatamente  il fatto che la gente consideri l’autonomia di esercizio ancora troppo limitata . Poiché  sistemi capaci di risolvere adeguatamente questa questione non saranno disponibili fino a dopo il 2020, secondo l’analisi di Roland Berger, nel frattempo, il problema dell’autonomia  può che essere affrontato  solamente con la disponibilità di un’ampia infrastruttura di ricarica completa che disponga anche di opzioni di ricarica rapida.
In questo contesto, la Germania, la Francia, la Cina e la Corea del Sud hanno già indicato  il tipo di infrastrutture di ricarica ed il piano di attivazione prescelto. Tuttavia, in considerazione delle notevoli incertezze che gravano nello scenario economico-finanziario,  degli elevati investimenti iniziali  e dei lunghi periodi di ammortamento richiesti, non ci sono in questo momento , per gli investitori privati, modelli di business che rendano interessante entrare in questo mercato. Secondo il rapporto poi,  la Corea del Sud ed il Giappone hanno ancora una tecnologia dei veicoli più avanzata ma la Germania  nel frattempo ha migliorato significativamente il suo rapporto qualità-prezzo. 

Mercato Auto e Strategie


I dati relativi alle immatricolazioni di auto appena pubblicati riportano un - 4,9 % per il mese di marzo ed un – 13 % per i primi tre mesi.

Si riaccende il dibattito sulla crisi del settore, e puntualmente le colpe di tutto vengono scaricate sulle  inique manovre fiscali adottate dal governo di turno o sui provvedimenti restrittivi del traffico nelle aree urbane. 

Questo é un leit motiv che dura ormai da troppo tempo. La percezione è di sentir recitare una litania a cui tutti si sono assuefatti.  

E’ palese quanto, da una parte, il consumatore sia schiacciato dalla mancanza di denaro e di credito e dall’altra dalla paura di ulteriori spese, alle quali vanno aggiunti gli imminenti forzati esborsi per Imu, Tares, Irpef e aumento dell’Iva. Tutte misure che hanno contribuito ad acuire ed accelerare  una crisi, senza precedenti.

Scaricare però tutta la colpa del declino del mercato italiano dell’auto solo su questo fatto, credo sia semplicistico e fuorviante.

Il dato con cui fare i conti  è probabilmente un livello di immatricolazioni annuo intorno al milione di unità, al netto di eventuali incentivi. E’ su questo dato che occorrerà ripensare la filiera automotive e con cui ci si dovrà misurare. Per comprendere la drammaticità dei fatti è bene ricordare che il volume annuo di riferimento per le immatricolazioni è stato fino a poco tempo fa (per alcuni forse lo è ancora ?!) di oltre due milioni di vetture. 

Non voglio qui disquisire sulle motivazioni più profonde del cambiamento strutturale che è in atto nel nostro settore automotive , ma semplicemente far presente come , in questo contesto, le case auto abbiano un po’ smarrito il contatto fisico con i giovani: la strada maestra per trasmettere emozione e passione.

Eh già.. parlare ai teen (gli inafferrabili) è sempre molto complicato per le aziende e molte volte per conquistare le loro attenzioni e costruire una sorta di crew attorno al brand occorre individuare nuovi percorsi, che però non sono sempre così facili da abbracciare...

Le aziende, dovrebbero, ad esempio, preoccuparsi di intercettare i giovani attraverso intriganti eventi reali, con contatti fisici ravvicinati “one2one”, trasferendo emozioni fisiche e trasformando i loro brand ed i loro prodotti  in “loveMarks”.

Attenzione ! Non si nega qui la funzione del web : una realtà fondamentale ed irrinunciabile.

Nell'area automotive, il suo uso intensivo dovrebbe però essere avviato dopo aver creato il “contatto fisico”, in particolare con i ragazzi. Prima è necessario suscitare la passione dal vivo e poi coltivarla ed irrorarla con il web !  

Una semina fisica “one2one” con i diciassettenni/diciottenni, se fatta ora, con a seguire il web, diventa strategica e consente di  essere pronti a raccogliere “frutti” e vendite, anche al più flebile risveglio economico,  o a guadagnare /mantenere  la propria quota di mercato.

I manager “visionari”, sanno individuare nuovi eventi e progetti con interessanti opportunità. E lottano per trovare il budget per realizzarli. 

Strategy first, è il loro imperativo categorico !




giovedì 11 aprile 2013

Nuovi standard per le 5 stelle della sicurezza ?

La sicurezza dell'auto si avvia a fare un nuovo passo in avanti.
La tecnologia di cui già disponiamo sta cambiando il modo di giudicare la sicurezza delle nostre auto.
Sino ad oggi siamo stati abituati a guardare le immagini dei crash-test e a valutare l'esito dell'impatto. Ora è giunto il momento di assegnare maggior peso alla capacità di evitarli. L'agenzia della sicurezza stradale negli USA (NHSA) sta considerando di modificare i criteri di assegnazione delle cinque stelle per la sicurezza del veicolo : oltre a prendere in esame l'esito dei classici crash test, si pensa di introdurre la valutazione dei sistemi di sicurezza attiva più avanzata (con cui è equipaggiato il veicolo), in grado di aiutare il guidatore a prevenire l'incidente.
Già nel 2007, gli USA avevano reso obbligatorio il controllo elettronico della stabilità, ed i risultati riscontrati nella riduzione degli incidenti legati all'adozione di questa tecnologia avevano chiaramente confermato l'efficacia di questa iniziativa. Ora sembrano maturi i tempi per un nuovo passo in avanti : l'adozione del sistema di "avviso di collisione". Si tratta di una tecnologia basato su rilevatori di presenza di ostacoli o di altri veicoli in avvicinamento.
Inoltre, l'eventuale decisione di considerare, ai fini dell'assegnazione delle 5 stelle, la dotazione di dispositivi come ad esempio il riconoscimento dell'ostacolo sopra accennato, la frenata automatica di emergenza, la segnalazione della deviazione dalla propria corsia di marcia, dello stato di affaticamento del guidatore, etc. etc. , si ritiene che favorirà la diffusione di queste nuove tecnologie su uno spettro molto più ampio di modelli. Lo scopriremo presto .... !

venerdì 29 marzo 2013

AUDI Award : La Città Del Futuro



Duecento anni fa le uniche città con un milione di abitanti erano solo tre : Londra, Beijing e Tokyo. Ora sono 442 e nel 2030 la maggior parte dell'umanità vivrà in grandi Megalopoli. 

Come sarà possibile quindi garantire la mobilità quando una decina di milioni di persone cercheranno di spostarsi contemporaneamente negli stessi posti ?
Come è possibile gestire la crescita di una domanda di infrastrutture così esplosiva ?
Audi ha lanciato la sfida di affrontare questo tema a grandi studi di architettura per individuare e premiare soluzioni originali. 
Di particolare interessante il concept che ha vinto il premio Audi 2012: "La città del futuro". Il progetto arriva da Boston e di seguito trovate il link ad un video illustrativo dello stesso: Audi Urban Future Award
Con la sua idea "Shareway", il team statunitense di architetti della "Höweler Yoon Architecture" ha  rivoluzionato il percorso tra luoghi di lavoro e casa e, così facendo, sta reinventando il sogno americano.
La mobilità individuale è una esigenza fondamentale e per garantirla anche in futuro, è necessario ripensare i modelli e gli schemi che ci hanno portato fino a qui. 
Non è un solo una questione energetica, in altre parole un fatto circoscritto ai consumi e alle emissioni nocive, ma riguarda in primo luogo il footprint complessivo che i mezzi di trasporto generano.
Il ruolo dell'auto sta cambiando e di conseguenza cambierà il business format legato ad essa e alla sua filiera. Credo che i grandi costruttori lo abbiano già ben capito e si stiano attrezzando per affrontare questa che di delinea come la vera sfida di domani. 
Per difendere il fascino dell'auto non sarà necessario consentirle di arrivare in Piazza di Spagna a Roma o davanti al Duomo di Milano, indipendentemente che la propulsione sia elettrica o meno ! 
E' ovvio però che per farlo accettare, questo passaggio richiede un grande cambio culturale, una visione ed una progettualità "illuminata"! E per chi ama l'auto, questo filmato credo possa aiutare a capire....!

  

venerdì 22 marzo 2013

L'auto, la forma, e i riflessi.

"L'auto, la forma, e i riflessi"  




Un affascinante tema per una nuova interessante Mostra di Enrico Ghinato, un innovativo artista Lendinarese, sempre attratto dalla sfida di trasformare in colore e forma l'immagine fotografica, usando e rivisitando la tradizionale tecnica della pittura ad olio, con una grande passione per le automobili.

Da domani 23 Marzo, le sue opere
sono esposte presso il - Museo Casa Enzo Ferrari - di Modena.

mercoledì 20 marzo 2013

Smartphone : la rete più vasta di persone nel mondo

Gli smatphone stanno mangiando il mondo.

Una vera e propria conquista progressiva degna di un gigantesco (e non virtuale) "Risiko".

< Un interessante articolo di Benedict Evans >

Gli smartphone hanno creato un ponte tra due industrie in passato separate: reti wireless e personal computer. Per le società di internet e per i manifatturieri degli apparecchi questo significa avere accesso alla rete più vasta di persone nel mondo. Come si può vedere nel grafico riportato, il mercato di telefonia cellulare e’ vasto in confronto a quello dei personal computer. Nel 2012, per esempio, gli operatori di telefonia mobile nel mondo hanno fatturato $1.2 trilioni e’ hanno fornito servizi a circa 3.2 bilioni di persone, in confronto a più o meno 1.7 bilioni di persone che hanno usato il PC per accedere ad internet. In confronto, il fatturato complessivo di Microsoft, Google, Intel, Apple e dell’intero settore di PC e’ stato di $590 milioni. La pubblicità online, il principale elemento di spinta del consumatore su Internet, ha generato solo %89 bilioni in ricavi.

I PC rappresentano ancora la maggioranza di apparecchi personal computer in uso globalmente. Ma non per molto. Con la crescita rapida nelle vendite, gli smartphone e i tablet stanno rimpiazzando i PC e Microsoft Windows come paradigmi dominanti di personal computing. L’immagine sopra mostra il numero di PC, tablet, smartphone e di ogni apparecchio di telefonia mobile in uso, assieme alla quantità venduta per ognuno nel 2012. La vendite degli smartphone sta crescendo alle spese di “apparecchiature intelligenti” di stile più vecchio, contando che una persona tende a sostituirli in media ogni due anni. Come si può vedere, due terzi del mercato di telefonia mobile si deve ancora convertire agli smartphone. Nel 2013 e’ prevista la vendita di quasi un bilione di smartphone, mentre le vendite di PC tenderanno a diminuire.



















Gli smartphone hanno aumentato enormemente la redditività del commercio di apparecchi di telefonia mobile. Il prezzo medio di vendita di tutti i telefoni cellulari e’ cresciuto da circa $105 nel 2010 a $180 alla fine del 2012, trascinato in larga parte dall’IPhone della Apple. Nel 2012, la Apple ha venduto 136 milioni di IPhone per $85 bilioni, con una media di $629 per telefono. A confronto, il prezzo medio di vendita di un PC si aggira intorno ai $700. Con un ricavo aggiuntivo di $33 bilioni dagli IPad, il ricavo annuale della Apple supera ora le vendite congiunte di Intel e Microsoft. Le vendite da parte di altre società di telefoni Android (non illustrate) hanno raggiunto $480 milioni di unita’ nel 2012, generando, si stima, $120 bilioni in ricavi con un prezzo medio di vendita di $250. 

martedì 12 marzo 2013

Auto Elettrica: Sfumature Di Verde


Di seguito una interessante riflessione sulle sfumature di verde dell'auto elettrica, fatta da Roberto Iasoni, sul Corriere della Sera di oggi a pag. 27. 

L'auto elettrica è davvero a «emissioni zero»? — L'auto elettrica sarà anche verde, ma è un verde sporco. Mentre quella tradizionale, con il motore a benzina o a gasolio, è più pulita. A lanciare l'accusa è il Wall Street Journal. Niente di più falso della retorica eco-chic dell'auto a «emissione zero». Che si tratti della Fisker Karma da 100 mila dollari (circa 77 mila euro) dell'attore Leonardo Di Caprio o di una più popolare — si fa per dire — Nissan Leaf (in Italia 29.950 euro con gli incentivi, che scatteranno il 14 marzo; negli Usa 28 mila dollari, circa 21.500 euro), secondo l'autore dell'articolo, Bjorn Lomborg, scienziato e «ambientalista scettico» (autodefinizione messa come titolo a un libro del 2001), l'auto elettrica sarebbe un pessimo affare.
Lomborg non è certo sceso in campo contro un fenomeno di massa: l'anno scorso negli Usa sono state immatricolate 50 mila auto con la spina, su 14 milioni e mezzo di veicoli venduti. Il mercato non è neppure «di nicchia». Il gruppo Renault-Nissan ha venduto nel mondo il maggior numero di auto a batteria: 68 mila nell'ultimo biennio. Ma sono quelli che nel 2011 vagheggiavano un milione e mezzo di veicoli elettrici su strada. Il caso italiano è addirittura invisibile: meno di 500 auto nel 2012, quasi tutte nelle flotte (quelle acquistate da clienti privati sono una trentina...).
Eppure Lomborg va giù duro. La demolizione si concentra sulla CO2. «Emissioni zero»? Balle. Perché per produrli l'anidride carbonica sviluppata è imponente e supera di molto (a causa delle batterie al litio) quella delle auto tradizionali. «L'elettrica non è ancora uscita dalla fabbrica — è la sintesi — che ha già emesso 14 mila kg di CO2, più del doppio rispetto alle altre».
Lomborg ha fatto i suoi conti: nel ciclo di vita (calcolato in 80.500 km), l'auto elettrica emette 8,7 tonnellate di CO2 in meno rispetto alla «cugina» convenzionale. Ora, posto che ogni tonnellata di anidride carbonica provoca un danno sociale quantificato in 5 dollari, meno di 4 euro, il risparmio ottenuto con i veicoli a batteria risulta di 44 dollari (34 euro) a veicolo. «Un pessimo affare anche per il contribuente — conclude il WSG — se si considera l'incentivo di 7.500 dollari concesso dallo Stato americano».
«La solita storia della CO2», risponde per il «partito» dell'auto elettrica l'ingegner Pietro Menga, presidente del Cives, la Commissione italiana veicoli elettrici. I dati di Lomborg, per Menga, tengono conto della realtà Usa: «Dove il mix di fonti da cui si ricava l'energia elettrica — spiega l'ingegnere — è pesantemente condizionato dal carbone. In Italia il mix è più pulito: il carbone incide per il 13 per cento, mentre le fonti rinnovabili, solare, eolico e geotermico, sono il 32». Così «in 1 km l'auto elettrica emette alla fonte, cioè al camino delle centrali, 60/70 grammi di CO2, contro i quasi 200 delle auto a combustione interna». In linea con la media europea. Un vantaggio, rispetto allo scenario Usa, certificato da uno studio del Politecnico norvegese apparso a fine 2012: «Il mix energetico europeo consente una riduzione del contributo all'effetto serra fra il 10 e il 24 per cento rispetto ai veicoli tradizionali».
Senza contare, prosegue Menga, che ridurre tutto alla CO2 è un errore: «L'anidride carbonica provoca l'effetto serra, d'accordo, ma non è un inquinante — tiene a precisare —. Infatti le città vengono chiuse per la concentrazione di polveri sottili, monossido di carbonio e ossidi di azoto. Tutti veleni che l'auto elettrica, non avendo un tubo di scarico, non può soffiare nell'aria».

giovedì 7 febbraio 2013


Il Salone di Ginevra, che aprirà i battenti nei prossimi giorni, si premura di fare un comunicato stampa per segnalare che il 10% delle vetture esposte saranno "clean"! Vogliono dire che il 90% non lo sono ? Per l'automotive mi sembra un autogol ! Oggi fare ancora una separazione tra nuove auto "pulite" e non "pulite" mi sembra un approccio del tutto superato, ..... categorie di valutazione di ieri !