lunedì 4 maggio 2026

Due poltrone: il tempo che resta

Il comfort delle emozioni.

Gli oggetti non arredano solo gli spazi: arredano il tempo. Alcuni, più di altri, riescono a trattenere ciò che passa e a restituirlo intatto, ogni volta che li si incontra.

Queste due poltrone mi accompagnano da sempre. Da bambino ci saltavo sopra, sfidando un equilibrio che mia madre non approvava.
Stavano sulla destra di uno studio ampio e ordinato: il pianoforte mezza coda nero lucido a sinistra, una scrivania austera sul fondo, una libreria a tutta parete alle spalle. E loro, sempre lì.
Sono cresciuto, e in qualche modo mi hanno seguito. Hanno attraversato case, stagioni, trasformazioni. A un certo punto sono diventate il rifugio di mia figlia. Hanno cambiato pelle più volte, ma non hanno mai cambiato funzione.

Non sono semplici sedute. Sono un punto di passaggio, un luogo in cui il tempo sembra accorciarsi e la memoria smette di essere distanza. Non c’è bisogno di cercarla: torna da sola.
È una forma di comfort che non riguarda il corpo, ma il riconoscersi.

Oggi mostrano i segni del tempo e richiedono un intervento.
La domanda, inevitabile, è se ne valga la pena. La risposta non è nei materiali, né nei costi. È nei ricordi che custodiscono.

Cambiare il colore è stato un gesto semplice, ma voluto. Un modo per restituire energia senza alterare l’identità. Il risultato ha rinnovato la forma, ma non ha intaccato il contenuto: ciò che queste poltrone rappresentano è rimasto intatto.  Continuano a essere un rifugio. Per il corpo, certo, ma soprattutto per la mente. Un equilibrio silenzioso tra ciò che resta e ciò che cambia.


Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

Quando il tempo passa. Ma non separa.

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